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Le analisi stanno diventando una componente fondamentale e un fattore di differenziazione di applicazioni e servizi. In che modo le società di software possono sviluppare questo strumento per semplificare il lavoro degli sviluppatori e soddisfare al meglio i clienti?

Il 76% degli ISV stanno incorporando le analitiche nei loro tool, mentre il 9% prevedono di farlo. I dati sono rilevati dalla società di ricerche Wayne Eckerson, che ha studiato i mercati IT e le relazioni con i loro clienti finali applicandolo alla Business Intelligence.

Gli architetti del software e gli sviluppatori di BI svolgono un duro lavoro: devono preoccuparsi della provenienza dei dati, di chi ha accesso ad essi, della scalabilità dei tool e, naturalmente, della continua aggiunta di nuove funzionalità. Per rendere felici gli sviluppatori, occorre rendere meno noioso il lavoro di creazione di report e di cruscotti per i clienti. Prima di procedere all’acquisto di un software, infatti, i clienti vogliono essere certi del valore della soluzione: vogliono capire, cercano informazioni e dati precisi. È qui che entrano in gioco le analisi.

Il white paper, fornito da TIBCO, esamina proprio il percorso verso la soddisfazione del cliente, dal punto di vista dei diversi ruoli all’interno di una società di software. Proseguendo nella lettura scoprirete:

  • in che modo le analitiche aiutano a fare il punto della situazione e a definire i perimetri decisionali
  • come accelerare il time to market dello sviluppo secondo linee guida ben identificate
  • perché con le analitiche è possibile creare nuovi modelli di profitto
  • quando e come ottimizzare il lavoro degli sviluppatori
  • dove è possibile migliorare la filiera della programmazione, garantendo maggiore flessibilità e interattività agli sviluppatori front-end



 


Apps are dominating consumers’ digital media habits, but getting people to try new ones is still a tough sell. That’s the latest from comScore’s newly released 2017 U.S. Mobile Apps Report, which finds that 57 percent of consumers’ time spent using digital media is now taking place in mobile apps. Of that, 50 percent is occurring in smartphone apps versus only 7 percent for apps on tablets. Desktop is trailing further behind, accounting for 34 percent of time spent, while mobile web is another 9 percent.

 


The use of mobile apps to engage with digital media is even higher among younger users. comScore found that among those aged 18 to 24 years old, two-thirds of their digital media time is spent using smartphone apps alone. Not surprisingly, that percentage drops steadily the older the user, with just 27 percent of seniors 65 and older spending their digital media time in smartphone apps, for instance. Beyond digital media time, the younger millennials – those 18 to 24, that is – are just heavily using apps in general. They spend more than 3 hours per day in apps, compared with 2.6 hours for 25 to 34-year olds and 2.3 hours for 35 to 44-year olds, for example.

 


In contrast to these findings about apps’ continued popularity and frequent usage, users aren’t rushing out to try new ones, it seems. A majority of users (51%) still don’t download any apps in a month, says comScore.

 


Of those who download one or more apps on average in a month (49%), 13 percent download just one app, 11 percent download 2 apps, 8 percent download 3 apps, 5 percent download 4 apps, 7 percent download 5 to 7 apps, and 5 percent download 8 or more. Again, it’s millennials (18-34) who are driving much of the interest in new app downloads, the report also finds. 70 percent say they’re always looking for new apps to try, and they’re willing to pay. 1 in 5 downloads an average of one paid app per month, and nearly half make five or more in-app purchases per year.

 


Other age groups show little interest in new apps, with only 37 percent of those 35 to 54 having interest in new and interesting apps, for example. The majority (66%) buys zero paid apps per month, and 58% makes zero in-app purchases per year. What’s worse, they’re also often deleting the apps they already have on their devices.

 




 


While 57 percent of millennials say they download new apps more often than they delete old ones, only 30 percent of those aged 35 to 54 can say the same. People say they remove apps because they’re just not using them, their interest has waned, their phone needed decluttering, or because they need more storage space.

 




 


This isn’t the first report to find that most users aren’t downloading new apps. comScore spotted this trend back in 2014; it came up again last year in a report released in September. That this hasn’t changed over time is telling. It points to a sort of saturation point for apps, in terms of everyday use. Facebook and Google, which have 8 apps out of the top 10, are enough for most people. Today, the majority of app users access 20 or fewer apps per month, and their number one most-used app accounts for half of all their time spent using apps. Their top 10 most-used apps account for nearly all the time they spend in apps. That leaves little room for newcomers. Even breakout hits like Snapchat aren’t finding traction on older users’ phones, it appears. The apps is #3 among 18- to 24-year-olds and #6 among 25- to 34-year-olds, but doesn’t make the top 8 for any user over the age of 34.

 




 


The data almost makes it seem like there’s not much point in trying to build new apps for anyone but millennials, as they’re the only group showing serious interest in downloading more, a willingness to pay, and the ability to adopt a new app at scale. The report also looks more deeply into other habits of this younger demographic, even noting odd tidbits like how they’ll delete apps with bad logos, how they tend to organize apps into folders, and how they position apps on their device for easy access with their thumb, among other things. The full report is available from comScore’s website here: http://www.comscore.com/Insights/Presentations-and-Whitepapers/2017/The-2017-US-Mobile-App-Report?cs_edgescape_cc=US



Che tipo di applicazione scegliere per il proprio business?

 


L’evoluzione del mercato globale ha portato nel tempo a spostare i business aziendali dai siti alle app per diversi motivi, primo fra tutti l’immediatezza e la rapidità di interazione che si crea tra l’utente e l’applicazione.

La nascita delle app da la possibilità all’utente di non doversi connettere necessariamente ad un sito per usufruire di un servizio. Scaricando un’applicazione è possibile compiere tutte le azioni necessarie, avendo in più la possibilità di permettere all’app di gestire anche le componenti hardware del proprio dispositivo, in modo da usufruire al 100% delle potenzialità.

Ovviamente le funzionalità variano dal tipo di app e, soprattutto, da come questa è stata sviluppata.

Le diverse modalità di realizzazione di un’app determinano una serie di vantaggi e svantaggi che è bene comprendere insieme prima di procedere allo sviluppo di un’applicazione, in modo da scegliere in maniera consapevole ed avveduta quale siano le tipologie di applicazioni più adatte ai tuoi obiettivi di business.

Cerchiamo di capire quali sono i vantaggi di sviluppare un’app in codice nativo per il proprio business, partendo dal presupposto che ci sono diversi modi di sviluppare un’applicazione che danno come risultato diversi tipi di applicazione. Oltre alle applicazioni in nativo infatti, possono anche essere sviluppate applicazioni in codice ibrido e web application, le cui caratteristiche e vantaggi abbiamo approfondito nei rispettivi articoli.

Apriamo il discorso sulle applicazioni in codice nativo. Innanzitutto, partiamo con lo spiegare il significato di applicazioni native. Le app in codice nativo vengono sviluppate attraverso un codice ed un linguaggio apposito per ogni tipo di sistema operativo adoperato dal dispositivo. Ciò significa che se un’applicazione è stata sviluppata in codice nativo per Android, la stessa applicazione non potrà essere utilizzata su dispositivi diversi da quelli che supportano questo sistema operativo (per intenderci, non fungerà né per sistemi IOS che per sistemi Windows e viceversa).

Scendendo maggiormente nel dettaglio, mentre le applicazioni Android utilizzano un ambiente di sviluppo Java, IOS invece scrive le applicazioni per iPhone, Ipad e iPod in Object-C o attraverso il nuovo arrivato Swift, mentre Windows sviluppa applicazioni in ambiente .NET. Ogni ambiente di sviluppo presuppone necessariamente un diverso sistema operativo e questo è lo svantaggio più grande dello sviluppo di un’applicazione in codice nativo. Uno svantaggio che viene completamente ribaltato quando invece si approfondiscono e si comprendono meglio tutti i vantaggi di realizzare un’app in codice nativo.



1° Vantaggio – Sfruttamento totale di tutte le apparecchiature hardware del dispositivo

Se le applicazioni web e le app ibride devono far ricorso a dei plug-in appositi per permettersi di gestire tutte le apparecchiature hardware del dispositivo in cui agiscono, con le app in codice nativo questa possibilità è integrata e non necessita di plug-in esterni. La totale compatibilità dell’app con il dispositivo permetterà di connettersi alla fotocamera, alla rubrica, al GPS, ai sensori di luminosità, insomma, l’applicazione avrà la possibilità di moltiplicare le funzioni del dispositivo a 360°.

2° Vantaggio – Invio di notifiche push

Con le applicazioni in codice nativo si ha la possibilità di inviare all’utente diverse tipologie di messaggi che possono variare dai quotidiani avvisi di aggiornamento all’inserzione di offerte in app, con funzione simile a quella degli sms o dell’email, ma con il vantaggio dell’immediatezza. Sviluppando in codice nativo c’è un’incidenza maggiore in termini di affidabilità del corretto funzionamento delle notifiche push, non dovendo gestire interfacce tra linguaggi come avviene in un normale applicativo web based. L’invio di notifiche push possono così diventare un ottimo strumento di marketing per la propria azienda.

3° Vantaggio – Possibilità di pubblicazione negli store di appartenenza

App Store di Google e di Apple

Questo è uno dei vantaggi più significativi a livello di Marketing, perché l’azienda proprietaria del sistema operativo (Android e IOS principalmente) mettono a disposizione dei negozi di app (i famosi store Play Google e Apple Store) in cui pubblicano le app sviluppate con il proprio sistema operativo.

Questo permette un grado di visibilità maggiore, soprattutto se si sfruttano le tecniche di ASO (App Store Optimization).

4° Vantaggio – Sfruttamento dell’app in modalità off-line

Una volta scaricata l’app dallo store, si ha la possibilità di interagire con essa anche in assenza di una connessione internet (modalità off-line), diversamente dalle web app che necessitano invece di una connessione. Il processo di trasferimento dei dati off-line è molto meno articolato se sviluppiamo in codice nativo mentre per le applicazioni web based potrebbe essere necessario salvare informazioni aggiuntive per garantire la corretta interpretazione dei dati e dell’interfaccia grafica.

5° Vantaggio – Alta qualità della User Experience

Essendo le app sviluppate per un particolare sistema operativo, sarà più semplice creare un’esperienza d’uso lato utente molto più avanzata, intuitiva ed interattiva, tutte caratteristiche che renderanno l’applicazione molto più orientata all’utente ed avranno una maggiore capacità di customizzazione per lo sviluppatore.

 


Come accennato all’inizio, scegliere la tipologia di app da sviluppare è un processo che richiede una certa riflessione, basandosi soprattutto su quelli che sono i propri obiettivi di business.

Non esiste una soluzione omogenea per ogni obiettivo. E’ possibile infatti che, per alcuni contesti merceologici, sviluppare un app in codice ibrido sia deleterio per una limitazione nelle funzionalità, così come potrebbe accadere per le web app.



La tecnologia alla base del sistema di pagamenti è già realtà da tempo. Ecco perché a Cupertino pensano di poter cambiare le cose

 


Apple Pay, il tentativo di rivoluzionare il mondo dei pagamenti online e offline di Cupertino, sta facendo già discutere. La domanda in sostanza è: funzionerà? Per provare a prevederlo, bisogna prima capire come lavora.

I presupposti tecnologici per il funzionamento di Apple Pay in effetti sono già realtà da tempo. Da una parte il sensore di impronte digitali: Apple l’ha implementato per prima su uno smartphone di massa l’anno scorso, ma è stata seguita a ruota da diversi avversari, senza comunque che il sistema si evolvesse granché da un basilare metodo di sblocco del telefono (anche se le cose stanno cambiando). Dall’altra un chip Nfc: una tecnologia di comunicazione a brevissima distanza, adottata sugli altri smartphone da talmente tanto tempo che Apple si è beccata più di una critica per il suo incaponirsi nel non volerla utilizzare.

Adesso, con Pay, aggiungi la carta di credito ad iTunes e sei già pronto a fare acquisti: con il sensore ti identifichi e autorizzi la transazione, mentre con l’Nfc comunichi con il pos dell’esercente, tramite un codice monouso generato da un chip interno al telefono.

In questo modo le informazioni della carta di credito restano al sicuro.

Ma se la tecnologia c’era già, finora era mancato un modo efficiente di canalizzarla. È qui che entrano in gioco alcune competenze esclusive di Apple, che potrebbero fare la differenza rispetto ad altre proposte del mondo del mobile come Paypal, Visa Checkout e Google Wallet: un database che ad aprile contava 800 milioni di carte di credito già abilitate ai pagamenti su iTunes, un’interfaccia unica e semplice da usare e un’armata di 220mila negozi americani che aderiscono al servizio già al momento del lancio (oltre ad American Express, Visa, Mastercard e alcune tra le più importanti banche a stelle e strisce).

 


Apple ha appena rilasciato iOS 11 in versione beta 3 per gli sviluppatori. Probabilmente verrà rilasciato domani per i beta tester pubblici. Abbiamo già installato iOS 11 sui nostri dispositivi quindi in questo articolo andiamo a vedere quali sono le novità:
Ricordate: La beta 3 per gli sviluppatori coinciderà esattamente con la beta 2 pubblica. Il firmware sarà esattamente lo stesso quindi è inutile passare dall'uno all'altro in base alla disponibilità. Se non siete sviluppatori e volete provare in anticipo iOS 11 non dovete fare altro che iscrivetevi al programma per Beta Tester Pubblico seguendo queste istruzioni. iOS 11 può essere installato sui seguenti dispositivi:
iPhone 7 iPhone 7 Plus iPhone 6s iPhone 6s Plus iPhone 6 iPhone 6 Plus iPhone SE iPhone 5s iPad Pro da 12,9″ di prima e seconda generazione iPad Pro da 10,5″ iPad Pro da 9,7″ iPad Air 2 iPad Air iPad di quinta generazione iPad Mini 4 iPad Mini 3 iPad Mini 2 iPod Touch iPod Touch di sesta generazione

iOS 11 beta 3 su iPhone
1. Migliorato l'AVKit adesso è possibile selezionare correttamente un percorso alternativo nell'applicazione Mappe, rispetto a quello consigliato automaticamente. 2. Risolto un problema con il 3D Touch. Quando tocchiamo con forza un numero di telefono, un indirizzo e così via adesso si apriranno le azioni corrispondenti. 3. AirPlay adesso funziona correttamente con le applicazioni di terze parti 4. Risolti i problemi di migrazione da Android ad iOS con la funzione che appare nella configurazione iniziale 5. Risolto un problema con il cambio tastiera. In alcuni casi tastiere supplementari non potevano essere rimosse perchè l'app Impostazioni crashava. 6. Adesso le impostazioni della Privacy riflettono esattamente quello che abbiamo impostato. Nella beta 2 invece, anche se revocavamo l'accesso alla libreria foto ad un'applicazione, quest'ultima riusciva ad accedervi lo stesso. 7. Aggiunte nuove voci femminili e maschili per Siri nelle seguenti lingue: Portoghese, Francese, Svedese e olandese. 8. Cambia il Toggle del WiFi nel Centro di Controllo. Fino alla beta 2, quando veniva cliccato, non faceva altro che scollegarci dalla rete WiFi alla quale eravamo collegati. Adesso invece, oltre a scollegarci, disattiva anche completamente il WiFi. 9. Aggiunto il supporto alle traduzioni tramite Siri per diverse nuove lingue tra le quali anche l'italiano. La novità riguarda “Siri” inglese/americana che adesso può tradurre in cinese, spagnolo, tedesco, francese e in italiano. 10. Nuove aggiunte, prettamente tecniche, alle funzionalità di networking ed ARKit. 11. Trascinare un'app fuori dal dock adesso è molto più veloce. Le animazioni sono migliorate. 12. Piccolo cambiamento nel Centro Notifiche. E' ancora unificato con la Lockscreen ma adesso tutte le notifiche appaiono subito, direttamente. Non appare più l'interruzione che implica lo slide verso l'alto per far apparire quelle precedenti. Purtroppo continua a non funzionare lo slide laterale sulle notifiche per aprirle, com'era su iOS 10. 13. Risolti i problemi nel multitasking. Con la beta 2 alcune applicazioni non si chiudevano nonostante lo swipe verso l'alto. Sparivano momentaneamente ma poi risultavano ancora nel multitasking. Talvolta si bloccava tutto e non si riuscivano più a chiudere le app. Adesso invece funziona tutto bene anche se l'animazione è leggermente scattosa. 14. Finalmente in iMessage è possibile disattivare le app e gli add-on che non desideriamo. In precedenza era impossibile disinstallarli. Adesso invece possiamo cliccare sui 3 puntini, poi su Modifica e disattivare l'interruttore in corrispondenza delle app o stickers che non vogliamo! 15. Purtroppo l'App Store non funziona ancora correttamente. I primi 3 Tab (Oggi, Giochi ed Applicazioni) durante tutta la fase della beta 1 mostravano contenuti statici. Una nota dichiarava che nella prossima beta i contenuti sarebbero stati aggiornati ma non è così. La stessa nota adesso fa riferimento ad una prossima versione (di cui non viene specificato il numero). 16. I toggle del Centro di Controllo si colorano di nuovo quando sono attivi. Oltre al pulsante che diventa bianco, anche l'icona prende colore. 17. Finalmente anche da app di terze parti si riescono ad utilizzare le app “Cloud” come Dropbox, Google Drive etc. In precedenza veniva mostrato solo iCloud Drive. 18. In Impostazioni > iTunes Store ed App Store è ora possibile decidere come devono comportarsi i video. Di default il nuovo App Store avvia automaticamente la riproduzione dei video. Questo però potrebbe dare fastidio o consumare troppi dati quindi è possibile disattivare la riproduzione automatica.Vi consigliamo di attivare “Solo WiFi”. 19. Con la funzione “In Famiglia” si può condividere anche il piano iCloud. Se avete acquistato quello da 200GB per esempio, potrete utilizzare questo spazio tra i vari membri della famiglia anzichè un solo dispositivo. Per l'occasione Apple ha anche recentemente abbassato i prezzi. 20. SOS emergenze adesso ha una voce nelle Impostazioni e può attingere i dati da Salute. 21. Risolto un problema con gli screenshot. Adesso quando si crea l'anteprima nell'angolo in basso a sinistra, riusciamo correttamente a “mandarla via” trascinandola verso il bordo sinistro. Con la beta 2 spesso si bloccava e non andava via fino allo scadere del tempo. Un bug davvero insopportabile. 22. Si ripresenta il bug del widget musicale nella lock screen che non viene mostrato anche quando non dovrebbe apparire e non si riesce a togliere in alcun modo. 23. La nuova schermata iniziale mostre le istruzioni per utilizzare la nuova funzione di accoppiamento tramite NFC. Basterà avvicinare due dispositivi con iOS 11 o superiori per trasferire tutte le impostazioni, contatti e dati dall'uno all'altro. E' utile quando si cambia iPhone e si acquista un nuovo iPhone.